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Alle cene parioline di Renzi & Co preferiamo il “populista” De Luca

Di Mirko Giordani (da Il Giornale)

Oggi sul Foglio c’e’ un bellissimo pezzo di Allegranti, che descrive come intere città (come Pisa) in cui prima la Lega e la destra in generale nemmeno esistevano, oggi si svegliano con sindaci leghisti e sceriffi. Ma la cosa piu interessante non è vedere come città medio-grandi siano passate dal rosso al verde, ma come molti politici del PD stiano lanciando l’allarme sulla sicurezza e sull’immigrazione. Vincenzo De Luca, uno cresciuto a pane e territorio, è uno di questi.

Niente piagnistei sull’integrazione, niente hashtag, tanto pragmatismo e tanta attenzione alla sicurezza. Anche se rimane un avversario politico, di quelli veramente tosti, De Luca vive nei tempi moderni. Mentre Renzi e Co. organizzano caminetti a casa di Calenda, De Luca urla a squarciagola nelle piazze e fa notare che anche l’elettorato PD sente il problema della sicurezza, dell’immigrazione e della mancata integrazione.

Sud: De Luca, da Governo attenzione che mancava da anni

Ma si sa, nel paradiso elitario che è diventato il PD, meglio la riunione fighetta e mondana di Calenda, Gentiloni, Minniti e Renzi che le sane e robuste randellate del campano De Luca. Noi di destra non vogliamo entrare in casa altrui, dio ce ne scampi e liberi, ma vogliamo dare un consiglio al quadretto che si troverà a casa Calenda: se proprio non volete ascoltare quello “zozzone” di De Luca, che si sgola per fare capire ai capataz del PD che la sicurezza è un problema serio, date retta a Minniti. Se il pur ottimo ministro Salvini si trova di fronte ad una situazione difficile ma non disastrosa come nell’epoca Alfano, il merito è anche e sopratutto dell’ex ministro Minniti.

Se ci deve essere un’opposizione al governo Conte, che sia abbastanza seria e non da operetta.

Meno tasse per gli “sporchi” capitalisti. Spiegatelo a Verducci.

Di Mirko Giordani (Da Il Giornale)

I punti del programma giallo-verde con i quali non sono d’accordo penso siano chiari: sul reddito di cittadinanza, per citare un esempio, ne ho scritto qui su Il Giornale. Sulle tasse e sulla Flat Tax proposta da Salvini e dal centrodestra sono invece completamente d’accordo: una misura liberale e liberista in un programma che vede troppo statalismo e pauperismo. Ovviamente il PD come ha iniziato la sua grandiosa opposizione al governo giallo-verde? Lo ha tacciato di neoliberismo, Dio ce ne scampi e liberi.

Il non troppo sveglio (politicamente, s’intende) Senator Verducci, uno cresciuto a pane e Frattocchie, ha paragonato Salvini alla Thatcher, a Reagan e Trump. L’accusa ovviamente è quella tipica che si rivolge al grande satana del neoliberismo: rubare ai poveri per dare ai ricchi.

Siccome prendiamo per assodato, o per lo meno lo speriamo, che il buon Verducci sappia chi siano stati Reagan e Thatcher e che abbia compreso, cosa non molto difficile, quel che hanno fatto i due leader sopra menzionati, è il tempo di dare la nostra interpretazione dei fatti. E’ forse troppo complicato per il Senatore Dem capire che abbassare le tasse agli sporchi e odiosi capitalisti sia un toccasana per l’economia? Investimenti, assunzioni, crescita economica, più soldi alle famiglie della classe media. Cose molto semplici ed intuitive, ma che forse non vengono insegnate in un partito che disdegna il lavoro e vive arrocato nella torre d’avorio.

La terapia politica che consigliamo a Verducci è semplice: lettura dei classici del pensiero liberale, cominciare dai fondamentali come Hayek per arrivare fino a Laffer. In qualche giorno forse ce la farà.

Il treno del PD: ci scusiamo per il disagio!

Di Leonardo Rossi, da “La Gironda”

Appena compiuti dieci anni, il Partito Democratico si regala un viaggio in treno che attraverserà tutto il nostro Paese. Partito questa mattina dalla stazione Tiburtina, il treno, denominato “Destinazione Italia”, porterà per due mesi Matteo Renzi a spasso per lo Stivale “per ascoltare gli italiani”- così assicura il segretario dem.

Ohibò! “Ascoltare gli italiani!” Cosa mai fatta in anni di governo del Paese in cui l’ex premier fiorentino ha visto sgretolarsi il grande consenso delle Europee 2014 con il quale si era presentato sulla scena nazionale.

Quale miglior simbolo del treno, in Italia, per rappresentare il ritardo con cui chi, dall’alto del piedistallo , non voleva saperne di critiche, appellava col titolo di gufo chiunque osasse pensarla diversamente e adesso si decide ad ascoltare gli italiani, guarda caso sotto elezioni.

Il ritardo con cui il PD pare essersi deciso, anche se solo per una mossa propagandistica, ad ascoltare gli italiani ha creato non pochi problemi nel Paese, chissà se la squillante voce degli altoparlanti delle stazioni dove il treno “Destinazione Italia” farà tappa, magari con accento fiorentino, si scuserà per il disagio.

Dlin Dlon.