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Alle cene parioline di Renzi & Co preferiamo il “populista” De Luca

Di Mirko Giordani (da Il Giornale)

Oggi sul Foglio c’e’ un bellissimo pezzo di Allegranti, che descrive come intere città (come Pisa) in cui prima la Lega e la destra in generale nemmeno esistevano, oggi si svegliano con sindaci leghisti e sceriffi. Ma la cosa piu interessante non è vedere come città medio-grandi siano passate dal rosso al verde, ma come molti politici del PD stiano lanciando l’allarme sulla sicurezza e sull’immigrazione. Vincenzo De Luca, uno cresciuto a pane e territorio, è uno di questi.

Niente piagnistei sull’integrazione, niente hashtag, tanto pragmatismo e tanta attenzione alla sicurezza. Anche se rimane un avversario politico, di quelli veramente tosti, De Luca vive nei tempi moderni. Mentre Renzi e Co. organizzano caminetti a casa di Calenda, De Luca urla a squarciagola nelle piazze e fa notare che anche l’elettorato PD sente il problema della sicurezza, dell’immigrazione e della mancata integrazione.

Sud: De Luca, da Governo attenzione che mancava da anni

Ma si sa, nel paradiso elitario che è diventato il PD, meglio la riunione fighetta e mondana di Calenda, Gentiloni, Minniti e Renzi che le sane e robuste randellate del campano De Luca. Noi di destra non vogliamo entrare in casa altrui, dio ce ne scampi e liberi, ma vogliamo dare un consiglio al quadretto che si troverà a casa Calenda: se proprio non volete ascoltare quello “zozzone” di De Luca, che si sgola per fare capire ai capataz del PD che la sicurezza è un problema serio, date retta a Minniti. Se il pur ottimo ministro Salvini si trova di fronte ad una situazione difficile ma non disastrosa come nell’epoca Alfano, il merito è anche e sopratutto dell’ex ministro Minniti.

Se ci deve essere un’opposizione al governo Conte, che sia abbastanza seria e non da operetta.

Immigrazione: Analisi di un problema ( Europeo?)

Di Francesco Cirillo

L’Italia è in un clima di calma apparente. Gli arrivi di immigrati dalla libia sono diminuiti drasticamente, la gestione dell’accoglienza è andata via via migliorando ma ancora a Bruxelles si girano dall’altra parte ed evitano di far pressioni a paesi come l’Ungheria o la Polonia che non hanno accettato la ripartizione dei migranti.

L’opera iniziata nel 2017 dal Ministro degli interni Marco Minniti, di ridurre gli sbarchi e di gestire ONG che erano senza nessun controllo, si è rivelata importante e decisiva. Ma questo governo uscente, che con il capo del Viminale, ha saputo riorganizzare una macchina dell’accoglienza che era sul punto di implodere ora dovrà passare il testimone al futuro governo che uscirà dalle consultazioni del Quirinale.

Intanto il ministero dell’Interno continua ad aggiornare i primi dati del 2018. Nei primi tre mesi di quest’anno sono giunti via mare solamente 6mila persone constatando un calo del 75 % degli arrivi rispetto al 2017 ( 24mila). Dalla Libia sono calate le partenze; dei 23 mila migranti partiti dalle coste libiche lo scorso anno , nei primi mesi del 2018 sono partiti dal paese nordafricano soltanto 4mila migranti.

Nonostante questi dati la tensione resta alta con i paesi europei che respingono quei migranti che vogliono andare nei paesi dell’Europa centro-settentrionale, in primis la Francia di Emmanuel Macron. Venerdì 30 marzo una pattuglia di gendarmi francesi ha compiuto un raid nella sede di Rainbow4Africa a Bardonecchia. I francesi hanno costretto un nigeriano a sottoporsi al test delle urine antidroga, risultando negativo. L’azione ha irritato il governo italiano. Il giorno seguente la Farnesina ha convocato l’ambasciatore di Parigi per chiedere spiegazioni in merito a quella che è in piena regola una violazione dei confini.

Parigi ha risposto che le autorità doganali transalpine sono a disposizione per spiegare il quadro giuridico completo. Per Parigi l’azione è legale per via di un accordo del 1990, che autorizza l’intesa bilaterale Italo-francese degli uffici transfrontalieri che devono essere operativi anche per la dogana francese. Lo stesso locale è quello in cui l’associazione Rainbow4Africa ha basato la sua sede. Ma l’accordo Roma-Parigi per la cooperazione transfrontaliera non prevede analisi mediche imposte con la forza.

Le principali forze politiche hanno criticato quello che definiscono una violazione dei confini nazionali.

Il capo politico del M5S ha chiesto che venga fatta chiarezza sull’accaduto. Matteo Salvini,segretario della LEGA, ha intimato di espellere i diplomatici transalpini. Enrico letta ha criticato il raid della Gendarmeria come anche la deputata di Fratelli d’Italia Augusta Montaruli.

Il Ministero degli Affari esteri Italiano attenderà spiegazioni per poi prendere le dovute precauzioni.

Difficile sapere se nei mesi Aprile-giugno 2018 si assisterà ad una nuova ondata migratoria, ma Roma deve guardarsi non soltanto verso Sud ma anche verso i suoi vicini confinanti: in primis la Francia, che continua a respingere i migranti provenienti dall’Italia, e l’Austria, che ha sempre avuto un atteggiamento anti-migranti giungendo, in alcune occasioni, a minacciare di chiudere il Brennero con lo schieramento di truppe per respingere gli immigrati che desiderano andare verso i paesi UE dell’Europa del Nord.

L’unica cosa che ci rimane da poter fare: abolire Dublino

Di Matteo Marchesi

Le migrazioni sono intrinseche alla natura umana. Migrare etimologicamente significa passare. Non c’è stata tribù o comunità che non sia “passata” prima di “stare”, stanziarsi.

Tra invasione e migrazione c’è una differenza così sottile che spesso non si percepisce. Le invasioni barbariche che hanno devastato una Roma, già in caduta libera, hanno fatto collassare l’Impero. La stessa civiltà che ormai aveva perso costumi, tradizioni ed un credo politeista unificante.

Ora, la nuova e moderna, Roma Capitale ha perso il primato di centralità che ebbe allora sul piano politico-istituzionale ma è comunque simbolo di una decadenza morale e sociale dei costumi che hanno caratterizzato lo sviluppo della società occidentale e della rappresentatività democratica, tipica del risorgimento, e influenzata dagli effetti della rivoluzione francese.

Ebbene in questo contesto, nuove migrazioni, quasi invasioni, che modellano la nostra società, che distruggono la civiltà europea, così come la conosciamo e ne modellano una nuova. I confini europei non sono preparati all’urto così come non lo erano le zone di demarcazione ultima dell’Impero Romano. Non siamo capaci e non ci sono mezzi per fronteggiare.

Così come allora, l’onda d’urto viene assorbita dapprima dalla penisola italica, in quanto, non a caso, zona di “passaggio”. Saremo spazzati via. Non c’è giusto o sbagliato.

Non ci sono mezzi economici e strutturali per arginare artificialmente una situazione necessaria: un processo storico in atto. Possiamo soli rammaricarci, per aver distrutto i nostri costumi, la nostra moralità comune e la nostra civiltà in toto. Non ci sono più energie morali e sociali per stabilizzare l’assetto governativo dei paesi da cui i migranti scappano, con la naturale conseguenza che qualsiasi aiuto economico calato nelle regioni di guerra, sarebbe vano.

Ben presto, come successe per i regni romano-barbarici, saremo costretti ad adottare costumi abituali degli invasori, che si tramuteranno in ordinamenti legislativo-giuridici nuovi, sintesi di una trasformazione tra leggi europee e abitudini di vita degli invasori.

L’unica cosa, per cui i rappresentanti politici e governativi italiani, devono ancora combattere, è l’abrogazione del protocollo di Dublino. Se siamo in grado di capire che i fenomeni migratori sono ingestibili materialmente, allora saremmo anche in grado di dimostrare all’Europa unita che passaggio non significa stanziamento, che migrazione significa passaggio. Che la penisola italica è un canale e non una meta. Dobbiamo essere forti e dimostrare, con consapevolezza, ai paesi europei, che la civiltà africana e medio-orientale, in movimento, non si vuole stanziare in Italia, o perlomeno non tutta.

Quando rimarchiamo che non vogliamo essere soli, allora dobbiamo soffermarci, non tanto su un capriccio personale nei confronti di qualche figura politica contemporanea, alla Macron, ma nel rimarcare una necessità vera e reale.