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Perché Berlusconi é tornato centrale e lo sarà nelle politiche 2018

Di Eugenio Cipolla

Nel panorama confuso della politica italiana, con una sinistra spaccata e divisa, un leader, Renzi, in vertiginosa discesa, un M5S confuso e senza identità, e una destra che rincorre modelli estremisti e poco vincenti, c’è una sola certezza: il ritorno in auge di Silvio Berlusconi. Ieri, con l’intervista al Corriere della Sera, il leader di Forza Italia ha mandato un chiaro messaggio di presenza ai propri competitor.

La prossima campagna elettorale, quella che si giocherà facendo leva sui problemi sociali (immigrazione, disoccupazione e povertà) più che su quelli economici segneràl’ennesima resurrezione del Cavaliere, pronto ad approfittare del momento confuso della politica italiana, a corto di personaggi carismatici e di caratteri in grado di conquistare la fiducia del popolo italiano.

Non è un ragionamento da sostenitori, ma da semplici osservatori della politica. Basta guardarsi intorno per capirlo. A sinistra Renzi è assediato dal trio Pisapia, Prodi, Franceschini, che con la complicità di Mattarella, eletto proprio grazie alla volontà del leader Pd, stanno cercando di far uscire dal bunker l’ex sindaco di Firenze, ormai immagine sbiadita di quel rottamatore che conquistò così velocemente e facilmente l’Italia. Nel M5S la situazione non è poi così diversa. Diviso in mille correnti e senza una linea politica precisa (se non su tagli agli stipendi dei politici e reddito di cittadinanza), il movimento di Grillo può ancora contare su un importante bacino elettorale, ma non tale da determinare una netta vittoria che, se dovesse mai arrivare, complice la chiusura a ogni possibile alleanza, pregiudicherebbe loro la capacità di formare un governo. Infine c’è la destra lepenista e trumpista, quella di Meloni e Salvini, con i quali il Cav. non vuole e non può sedersi a trattare alla pari. E’ un problema di numeri e prospettive, perché una destra sociale, così come una sinistra estrema, difficilmente in futuro potrà raccogliere i voti dell’elettorato deluso e indeciso, che, spaventato, potrebbe optare nuovamente per il non voto.

A questo si aggiunge l’assenza di programmi generale e un vuoto di leadership generale. Chi sono i leader di questi schieramenti? E cosa vogliono? Ancora oggi è difficile capirlo. Invocare le primarie da un lato favorisce la partecipazione (ma solo dell’elettorato già convinto e schierato), ma testimonia l’incapacità di quello schieramento/partito a identificarsi con un leader. Cosa che, invece, in Forza Italia non è mai stata messa in discussione da vent’anni a questa parte. Il leader è uno solo e si fa come dice lui. E’ monarchia, dicono alcuni, è anarchia (il famoso dividi et impera), dicono altri.

Sta di fatto che Berlusconi, molto abile ad apparire e ricomparire al momento giusto, ora può giocarsi davanti agli italiani la carta dell’esperienza, provando così a riabilitare la propria immagine. Dopo aver fatto il bello e il cattivo tempo negli ultimi sei anni, può presentarsi davanti agli italiani e dire che dopo di lui il paese è andato a rotoli, che la disoccupazione è aumentata di quattro punti, che sono sbarcati 600.000 immigrati, che in campo internazionale non contiamo assolutamente nulla. Mentre gli altri punteranno sul concetto di cambiamento, con slogan logori e scontati, Berlusconi proverà a impostare la sua campagna rivendicando l’esperienza di nove anni di governo e gli italiani potrebbero dargli nuovamente fiducia.

Comunque andrà, con qualsiasi legge elettorale si andrà al voto, Forza Italia e Berlusconi sono gli unici in grado di poter giostrarsi tra una coalizione di centrodestra e un governo di responsabilità nazionale per impedire al paese di vivere una situazione di stallo che i mercati, con gli speculatori finanziari in prima fila, coglierebbero al balzo. I numeri, d’altronde, parlano chiaro. Il Pdl, dopo le politiche del 2013, raggiunse il suo apice nei sondaggi proprio quando, di fronte alla prospettiva di un paese paralizzato, si mostrò responsabile e collaborativo. La partita è ancora lunga, ma guai a sottovalutare le mosse di Berlusconi. Nulla quando si muove lui accade mai per caso. Nemmeno stavolta con l’intervista al Corriere.

Un Saluto