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Salvini, scarica Di Maio e facciamo questa TAV

Di Mirko Giordani (da Il Giornale).

Di Maio arriva in pompa magna in Piemonte, una regione una volta culla della migliore industria italiana ed oggi in fase declinante. Va ad incontrare 180 lavoratori della COMITAL, che sono senza stipendio da mesi, e 57 della HAG, che rischiano il posto di lavoro.

Tutto giusto: il compito del Ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico e di mettere le mani nelle peggiori crisi industriali del paese, e tentare di farsi da mediatore tra le parti in causa. Il lavoro del ministro non è però solo quello di andare di crisi in crisi, di slogan in slogan, di diretta in diretta: Luigi Di Maio dovrebbe dare una prospettiva strategica al paese. Ma siccome sembra non rendersi conto di sedere sulla calda poltrona di ministro, Di Maio se ne va in giro come un leader dell’opposizione qualsiasi.

È di oggi (non di ieri) lo show in Consiglio Regionale a Torino dove praticamente il “capo politico” dei 5 Stelle mette la parola fine sulla Tav Torino – Lione. Con tanta pace della mefistofelica “analisi costi – benefici” che Toninelli propina ogni tre per due nei vari talk show. Ovviamente la scusa accampata dal capo politico è una di quelle più spumeggianti: spreco di soldi pubblici.
Ora gli analisti dei 5 Stelle ci dovranno spiegare come sarà possibile far crescere il paese senza investimenti del calibro di una linea di alta velocità.

Quale perverso ragionamento si arrovella nella testa del capo politico dei 5 Stelle per far bloccare un’opera strategica come la TAV? C’è sicuramente una dose di ideologia anti-sviluppista, ma anche una sanissima dose di “paraculismo”: Di Maio è favorevole all’alta velocità Napoli – Bari. Non sarà che spinge per fare investimenti giù a casa sua?

Ci rivolgiamo a Salvini ed alla Lega: fatevi sentire. Fate sentire la voce dei produttori di ricchezza. Fate sentire il rombo delle industrie che trainano il paese. Mettete Di Maio in condizione di nuocere il meno possibile. Per il nostro bene e per il bene dell’Italia.

Viva lo sviluppo, contro la decrescita felice

Di Mirko Giordani (da Il Giornale).

Ormai è chiaro a tutti che un conto è fare opposizione in piazza, un conto è prendere in mano le redini del paese.

Facile fare i no a tutto quando non si hanno responsabilità di governo. Facile aizzare i cittadini di Melendugno contro la TAP. Facile aizzare la Val Susa contro la TAV. Facile dire no alla pace fiscale.

Quando poi la realtà ti bussa alle porte, poiché nella stanza dei bottoni non c’è più l’avversario politico ma ci sei tu, allora lì sono guai.

Per anni hai fomentato i tuoi sostenitori raccontando palesi balle.

Hai detto che avresti stoppato infrastrutture dal valore miliardario e di interesse strategico per il sistema paese. Per anni hai riempito le piazze di slogan antisviluppisti ed antimoderni, soffiando sul fuoco dei gruppi NIMBY locali.

Ora, che ti sei reso conto che le imprese che fanno questi progetti non sono del tutto rimbambite, e che si sono assicurate contro il rischio di avere un partito politico che vuole mandare tutto a carte quarantotto, devi inventarti qualche sciocchezza che giustifichi il tuo dietrofront.

Barbara Lezzi, che fa i video su Facebook. Il buon Giuseppe Conte, che prova a parare il fondoschiena a Luigi Di Maio. E quest’ultimo, che si inventa di penali sul TAP inesistenti.

L’ideologia della decrescita felice, del “si stava meglio quando si stava peggio”, dell’odio verso le grandi infrastrutture strategiche, non può e non deve trovare casa nella settima potenza economica del mondo.

Comunque, grazie al Movimento. Grazie per averci permesso di consumare il prezioso e pulito gas dell’Azerbaijan.

La “Manovra del Popolo” vista dalla City of London, chiacchierata con Raffaella Tenconi, economista

Di Mirko Giordani (da Il Giornale)

Gli spiriti della politica sono sempre al centro di questo blog, senza mai strizzare l’occhio a moderatismi di ogni sorta: si è sempre molto diretti e concisi. Oggi però arriva il momento di fermarsi a pensare e ragionare a mente fredda, sine ira et studio, sul DEF appena approvato. Ne ho parlato con Raffaella Tenconi, economista di base a Londra e CEO di ADA Economics. Un piccolo viaggio nella mente dei mercati e delle istituzioni finanziarie che, lontane dall’essere luoghi metafisici, sono in realtà fatti di uomini in carne ed ossa che investono e scommettono sulla solidità o meno dei paesi sovrani.

Mentre la vulgata comune ci dice che i mercati sono nel panico più assoluto, Raffaella ci da un quadro meno catastrofico e più razionale.

Ecco qua la nostra chiacchierata.

M: Dal mio punto di vista questa manovra ha riportato la politica al primo posto, facendo retrocedere i concetti di finanza e tecnocrazia. Chi la sta intervistando ha idee liberal conservatrici e di centrodestra. Secondo lei invece agli operatori finanziari ed agli investitori importa di questo ritorno della politica?

R: Il ritorno della politica è sicuramente importante, ed i mercati finanziari non sono particolarmente bravi a prezzare il rischio politico ne tanto meno l’impatto delle politiche pubbliche, perché di solito la capacità dei paesi di crescere si vede nel lungo periodo. Il rischio politico viene visto come fattore di incertezza.

Sicuramente l’aumento del disavanzo del deficit ha preso una parte del mercato in contropiede, ma neanche tanto perché se guarda da qui a dieci anni tra 3,1 e 3,3 non c’è troppa differenza. D’altra parte in primis viviamo in un mondo in cui c’è ancora il QE e poi non è una sorpresa che il disavanzo sia aumentato: è vero che rispetto allo 0,8% che era stato negoziato prima sembra un enorme aumento, però francamente non era credibile che si andasse allo 0,8% ne con questo governo ne con un altro. Il gioco era tra 1,7, 1,6 e 2,4. Il movimento a 2,4% è stato molto rapido ma non è sorprendente. Noi abbiamo dei modelli che facciamo per tutti i paesi che seguiamo e le dico tranquillamente che è da un anno che sull’Italia abbiamo 2,5% nelle previsioni. Noi vediamo la situazione nel mercato obbligazionario un po’ incerta però assolutamente non allarmante, mentre siamo molto preoccupati per quanto riguarda il mercato azionario.

M: I mercati sono spaventati, ma neanche troppo quindi. Volevo passare alla seconda domanda che è più politica e meno tecnica. Sembra che Di Maio abbia festeggiato alla grande, mentre Salvini ha un elettorato fatto di piccoli e medi imprenditori a cui presumibilmente non piace questa manovra. Lei come vede questa situazione?

R: E’ chiaro che i 5 Stelle hanno un elettorato molto forte nel centro sud, dove la promessa del reddito di cittadinanza era particolarmente importante. Credo che sicuramente il piccolo imprenditore sia un po’ intimorito dal reddito di cittadinanza, e non è sicuramente la mia misura preferita. Devo dire però che il reddito di cittadinanza ha un effetto moltiplicatore sulla spesa. Anche se il reddito di cittadinanza di cui parlavano i 5 Stelle qualche anno fa era una cosa, quello di ora è tutraffaella_2t’altra cosa. E’ di fatto un “unemployement benefit”o “minimun income” che in Italia non c’era. Non è una cosa dove posso prendermi 800 euro al mese e non fare nulla. E’ una misura che però si poteva concentrare su altre categorie, ed io personalmente l’avrei concentrata sulle famiglia e su politiche per la natalità, le cosiddette “maternity policies”.

In questo momento l’Italia ha possibilità di agire, perché ha dei dati strutturali e congiunturali sia interni che internazionali che rendono il paese più competitivo rispetto agli anni passati. C’è stato un aggiustamento dei bilanci ed un aumento della produttività che mancava prima. Da qui a dire che l’aggiustamento della crescita è sufficiente per essere sostenibile ce ne passa, però misure come la semplificazione del sistema fiscale possono dare una grande mano.

M: La commissione non ha reagito molto bene al DEF (ndr, l’intervista è stata effettuata prima della bocciatura) però io mi chiedo: questo è un momento in cui la commissione è politicamente molto debole, un momento in cui i populismi in Europa la stanno facendo da padroni, un momento in cui alle prossime europee i partiti populisti faranno il botto. La commissione dovrebbe essere più accondiscendente, oppure dovrebbe essere dura?

R: Secondo me dovrebbe essere più accondiscendente, perché ad essere duri in realtà aumenta solo la frizione tra i vari paesi. Il problema è che il malessere dell’elettorato europeo è un qualcosa che va avanti da molto, e devo dire che è un malessere giustificato. Il problema dei paletti fiscali a livello europeo sono che in realtà non fanno assolutamente quello che dovrebbero fare, sono troppo corti perché guardano sempre a tre anni. Un target che vuole sia la prudenza a breve termine sia supportare la crescita a lungo termine dovrebbe avere un orizzonte di almeno 5 o 10 anni. Alla fine l’elettorato europeo si è accorto che la politica fiscale europea è troppo “miope”.

Matteo, stacca la spina ai pentastellati!

Di Mirko Giordani (Da Il Giornale)

Diciamo che parlare con i pentastellati non deve essere facile, soprattutto se devi farci un governo. E siccome le comiche dei “leader” 5 Stelle non sono mai troppe, ecco che spunta anche Rousseau. Come se non bastassero gli aborti filosofici e le nefandezze che il pensiero di Rousseau ha partorito, entra in gioco anche nella formazione del futuro governo italiano. Un partito di centrodestra che mette in un programma di governo un abominio come il reddito di cittadinanza, deve aspettarsi le barricate sia dentro che fuori dal partito. Se Salvini alla fine dicesse si a queste schifezze, entrerei in Lega solo per difendere con le unghie e con i denti il po’ di liberalismo che aveva il centrodestra pre-4 Marzo.

Al di la delle provocazioni, Salvini dovrebbe staccare la spina a questo spettacolo indecente. Pensi ai giovani, pensi a chi vuole investire, pensi ad una generazione che sta vedendo questo paese affondare sotto i colpi di uno Stato asfissiante e ladro. Lo ripeteremo fino alla morte, la ricetta non è quella di quel pastrocchio di “programma” di governo, ma quella limpidamente liberale (se liberale vuol dire ancora qualcosa): meno tasse, meno tasse, meno tasse.

Sappi aspettare Matteo, non bruciare il capitale politico del centrodestra. Perchè anche se la coalizione non è di quelle perfette, anzi, è l’unica su cui vale la pena puntare. Butta via Di Maio e ti ringrazieremo.