Mese: gennaio 2019

La CGIL si schiera con il criminale Nicolas Maduro

Di Mirko Giordani (da Il Giornale)

C’è un limite alla decenza quando si parla di Venezuela. Potete essere bianchi, rossi, neri o blu, ma nessuno può negare che in quell’angolo di Sud America c’è un regime dittatoriale che sta affamando un intero popolo, che per fuggire dalla fame e dalla brutalità del regime socialista di Maduro sta scappando come e dove può. I confini  pieni  di venezuelani ammassati che cercano di scappare sono la fotografia pregnante di cosa vuol dire socialismo reale, di quanto sia odiosa e schifosa un’ideologia che  è stata pensata scientificamente per ridurre i popoli alla fame.

Il mondo libero, dal Brasile di Bolsonaro all’Argentina di Macri, passando per Stati Uniti (grazie Donald) e Canada, ha condannato senza se e senza ma i soprusi bolivariani e ha appoggiato Guaidò, il capo dell’opposizione. L’Unione Europea non conta nulla, quindi l’opinione dei vari Tusk, Junker e Mogherini non conta nulla. L’Italia, con 2 milioni di italo-venezuelani che rischiano la fame o che sono già indigenti, dovrebbe prendere una posizione chiara e trasparente: via l’affamatore Maduro. Ma siccome nel governo ci sono anche i maleodoranti e chavisti 5 Stelle, che non hanno mai nascosto la loro simpatia per Maduro e compagni, è cosa molto difficile.

Poi ci sono i “compagni” della CGIL, un sindacato dei “lavoratori” che  conta più iscritti tra i pensionati che tra i lavoratori. Un residuato bellico del 1900, che andrebbe buttato nel pattume della storia e dimenticato. Ecco, sotto il comandante Landini questi ferrivecchi inutili si schierano a corpo morto a favore di Maduro. Io a questo punto auguro al cacicco Landini di prendere un biglietto di sola andata dritto dritto verso Caracas, dove potrà godere di tutti i confort che il socialismo reale può dare.

I disastri delle banchette del territorio

Di Mirko Giordani (da Il Giornale)

La storia delle banche e banchette in Italia è piena di disastri, su questo non c’è nessun dubbio. Al di là dei crac storici come quelli di MPS, è bene focalizzarsi sui dissesti finanziari di banche un po’ più piccole, le famose “banche del territorio”. Prendiamo Banca Marche, CARIFE e CARIGE, solo per fare alcuni esempi: tipiche banche che si professano vicine al territorio, ma che in realtà servono solo gli interessi dei piccoli potentati politici e di qualche “élite” provinciale.

Queste banchette, piene di raccomandati della politica e di manager incapaci ed ignoranti, fanno i loro beneamati casini, giocano con i soldi dei cittadini ed indovinate un po’, in questo valzer di cialtroneria, chi è l’unico scemo che perde due volte? Il cittadino, colpito prima dai fallimenti bancari e poi costretto a pagare il bail-out alle banche.

Ora non vorrei semplificare troppo, ma talvolta bisogna esserlo per capire bene la situazione in cui ci siamo ficcati: un sistema bancario così allegro e così povero di credito per investimenti non è più tollerabile. Una finanza gestita in modo cosi provinciale fa perdere soldi, fa fallire istituti di credito, chiude i rubinetti del credito e non fa crescere il paese. Il modello “banchetta del territorio” scricchiola e bisogna trovare il modo di sostituirlo o di migliorarlo. Sarà possibile?

I disastri delle banchette del territorio

Di Mirko Giordani

La storia delle banche e banchette in Italia è piena di disastri, su questo non c’è nessun dubbio. Al di la dei crac storici come quelli di MPS, è bene focalizzarsi sui dissesti finanziari di banche un pò più piccole, le famose “banche del territorio”. Prendiamo ad esempio Banca Marche, CARIFE e CARIGE, solo per fare alcuni esempi: tipiche banche che si professano vicine al territorio ma che in realtà servono solo gli interessi dei piccoli potentati politici e di qualche “élite” provinciale.

Queste banchette, piene di raccomandati della politica e di manager incapaci ed ignoranti, fanno i loro beneamati casini, giocano con i soldi dei cittadini ed indovinate un pò, in questo valzer di cialtroneria, chi e’ l’unico scemo che perde due volte? Il cittadino, colpito prima dai fallimenti bancari e poi costretto a pagare il bail-out alle banche.

Ora non vorrei semplificare troppo, ma talvolta bisogna esserlo per capire bene la situazione in cui ci siamo ficcati: un sistema bancario cosi allegro e cosi povero di credito per investimenti non è più tollerabile. Una finanza gestita in modo cosi provinciale è fa perdere soldi, fa fallire istituti di credito, chiude i rubinetti del credito e non fa crescere il paese. Il modello “banchetta del territorio” scricchiola e bisogna trovare il modo di sostituirlo o di migliorarlo. Sarà possibile?

Generazione erasmus, retorica e banalità

Di Mirko Giordani (da Il Giornale)

Qualche giorno fa, il bravo Claudio Cerasa pubblicava un editoriale su Il Foglio in cui sperava che i giovani millenials, la cosiddetta “generazione Erasmus”, salvassero l’Europa dallo sfacelo populista.

Il Foglio di qualche anno fa non sarebbe stato capace di dire una cavolata del genere. Ma si sa, la gestione del Mastro Ciliegia ha fatto diventare il Foglio un inserto de L’Espresso o, peggio ancora, un papello pieno di buoni sentimenti a prezzi scontati. Una volta Il Foglio, sotto l’immenso Giuliano Ferrara, era un giornale avanguardista, politicamente scorretto e irriverente, capace di provocare e di andare contro la vulgata politicamente corretta e salottiera. Oggi non è rimasto nulla di quello spirito da bucanieri e si sono impantanati nella melassa della “Generazione Erasmus”.

Il concetto di “Generazione Erasmus” non è ovviamente nuovo e si riferisce a quei ragazzi e ragazze, tendenzialmente pro-Europa, cosmopoliti, che parlano più lingue e tendenzialmente “de sinistra”, corrente gauche caviar, che partecipano agli scambi internazionali universitari. Solitamente, il tipico esponente della generazione Erasmus ritiene che la generazione cosmopolita salverà l’Italia, l’Europa ed il mondo dai barbari invasori populisti ed euroscettici.

Io ho fatto un periodo di studio all’estero a Tel Aviv, durante i miei anni di studio alla Luiss di Roma, quindi nominalmente dovrei far parte anche io di questa generazione: rifiuto e vado avanti. La generazione fighetta, però, non si accorge mai che per un giovane che parte per l’Erasmus e respira a pieni polmoni i benefici della globalizzazione, dei confini e dei mercati aperti, c’è una grandissima maggioranza che quei benefici li vede con il binocolo, anzi li subisce. In provincia, a parte qualche raggio di luce, c’è buio pesto e poche speranze per il futuro, ma non ditelo a Cerasa che i veri millenials sono questi ragazzi qua e non i fighetti che partono per l’Erasmus.