La geopolitica italiana nel Mediterraneo

Di Francesco Cirillo

Nella diplomazia e nelle relazioni internazionali la proiezione della forza militare può essere uno strumento valido. Nella geopolitica questo deve essere parte integrante della propria agenzia di politica estera, l’Italia lo ha dimenticato. Il nostro paese ha scordato cosa significhi avere una propria politica e strategia nelle relazioni internazionali. L’Italia ha inutilmente confidato nella solidità diplomatica delle organizzazioni internazionali. Il Nuovo Governo Italiano, che dovrà avere il sostegno parlamentare, deve affrontare diverse sfide geopolitiche che il Mediterraneo sta subendo.

In Primis una Turchia, membro della NATO, che rischia di essere un paese imprevedibile, come lo ha dimostrato a Febbraio quando la sua marina militare ha bloccato illegalmente una nave della ENI-Saipem che si stava dirigendo nel Mediterraneo Orientale per delle operazioni di esplorazione. Questa azione illegale di Ankara mostra tutta la debolezza italiana nello scacchiere del Mediterraneo, incapace di proteggere gli interessi energetici dell’Italia e di tutelare una azienda di stato come l’ENI.

Altro rebus è la crisi in Libia, ancora scossa dalla guerra civile che iniziò nel 2014. La guerra tra il governo di Serraj e l’uomo forte di Tobruk il Generale Khalifa Haftar scuote una Libia postgheddafiana che non trova pace. Fino ad ora la strategia Italiana ha sponsorizzato il ricorso allo strumento della diplomazia internazionale. Ma l’appoggio dell’Egitto di Al Sisi e della Russia di Vladimir Putin ad Haftar ha rallentato il percorso diplomatico, oltretutto il Governo di Unità nazionale di Al Serraj non ha il sostegno totale delle tribù libiche.

Roma deve ritornare ad essere il centro geopolitico del Mediterraneo, ma per farlo deve ricostituire una forza militare capace di proiettare le sue istanze diplomatiche. Ma questo complesso compito verrà affidato al nuovo governo che uscirà dalle consultazioni di Mattarella.

 

Negli ultimi anni i governi della sinistra guidati dal Partito Democratico di Renzi hanno ignorato qualsiasi proiezione mediterranea italiana, concentrandosi maggiormente su quella europea. Ma per l’Italia una politica estera che si concentri sul Mediterraneo resta la principale carta geopolitica da usare presso le cancellerie degli stati europei. Una Francia, che con Macron ha riattivato un forte attivismo nel Mare Nostrum, aggressiva in quello che è il nostro estero vicino deve essere considerato un tentativo di estromettere Roma dal concesso delle nazioni mediterranee. Per troppo tempo abbiamo tentato di dare fiducia alle istituzioni europee sperando in un loro supporto. Ciò non è mai avvenuto lasciandoci in balia degli eventi e delle potenze che hanno interessi nel mediterraneo.

Altro dilemma geopolitico di Roma è rappresentato dalla nostra assenza nei Balcani. I Balcani sono sempre stati una zona in cui l’Influenza Italiana ha sempre avuto una forte presenza geopolitica nel creare una importante rete di relazioni internazionali. Ma l’infiltrazione geoeconomica cinese, un ritorno del Cremlino in Serbia e una politica estera neo-ottomana di Erdogan, legata al recupero di alleanze con i paesi balcanici, com’è successo nella crisi greco-macedone per il nome della ex  repubblica jugoslava dove Ankara supporta attivamente il governo di Skopje, rendono impossibile un nostro ritorno nel breve periodo nei Balcani occidentali.

L’Italia deve iniziare ad avere più fiducia nei suoi apparati di sicurezza e smetterla di appoggiarsi sugli altri ( es Stati Uniti, ONU e UE) per risolvere crisi diplomatiche.

Altro fardello sarà il rapporto con il governo austriaco di Sebastian Kurz e sulla questione del doppio passaporto per gli altoatesini. Vienna sembra intenzionata a continuare sulla strada della doppia cittadinanza rischiando di alzare lo scontro diplomatico con Roma anche nelle stanze di Bruxelles. Il prossimo governo Italiano sarà obbligato a rivedere la sua agenda di politica estera se no sarà di nuovo in balia degli altri.

 

“La Diplomazia senza il potere è come un’orchestra senza lo spartito”

Federico di Prussia detto il Grande