Noi e Gerusalemme

Di Luca Proietti Scorsoni

Su Gerusalemme percepisco affine una posizione radicale e, in quanto tale, collocata tra il visionario e l’utopico. Una prospettiva radicale non solo in quanto parossistica per i canoni consunti usati dalla consueta analisi geopolitica ma anche in virtù del fatto che fu un tale Pannella, l’anticlericale ed eretico Giacinto, ad avere l’intuizione seguente: lo stato di Israele all’interno dell’Unione Europea.

I motivi, a pensarci, vagano tra il lapalissiano e il concettualmente pregnante. E, non di meno, in un’avventura avvincente. Qualche settimana fa riuscì a condensarli ottimamente un poeta uso, come vuole l’indole di quest’arte, ad accarezzare l’essenziale. Lo spirito europeo, e ancor prima occidentale, si riflette nel nome delle seguenti città: Atene, Roma e Gerusalemme. La prima consentì di scoprire l’individuo, la seconda contribuì a creare il cittadino mentre la terza permise di rivelare la persona. Semplicemente.

Unaassidua frequentazione dell’ordinario mi suggerisce di essere alquanto pessimista su tale ipotesi. L’unica che avrebbe un senso non solo politico ma finanche culturale. Oltreché legato alle origini. Le nostre.

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