Mese: dicembre 2017

Noi e Gerusalemme

Di Luca Proietti Scorsoni

Su Gerusalemme percepisco affine una posizione radicale e, in quanto tale, collocata tra il visionario e l’utopico. Una prospettiva radicale non solo in quanto parossistica per i canoni consunti usati dalla consueta analisi geopolitica ma anche in virtù del fatto che fu un tale Pannella, l’anticlericale ed eretico Giacinto, ad avere l’intuizione seguente: lo stato di Israele all’interno dell’Unione Europea.

I motivi, a pensarci, vagano tra il lapalissiano e il concettualmente pregnante. E, non di meno, in un’avventura avvincente. Qualche settimana fa riuscì a condensarli ottimamente un poeta uso, come vuole l’indole di quest’arte, ad accarezzare l’essenziale. Lo spirito europeo, e ancor prima occidentale, si riflette nel nome delle seguenti città: Atene, Roma e Gerusalemme. La prima consentì di scoprire l’individuo, la seconda contribuì a creare il cittadino mentre la terza permise di rivelare la persona. Semplicemente.

Unaassidua frequentazione dell’ordinario mi suggerisce di essere alquanto pessimista su tale ipotesi. L’unica che avrebbe un senso non solo politico ma finanche culturale. Oltreché legato alle origini. Le nostre.

Però il problema è Libero

Di Luca Proietti Scorsoni.

Sembra sia passata sotto traccia una roba del genere. Una vignetta dove la satira s’è dissolta o è stata infarcita con un ripieno sostanzioso di volgarità, fate voi.

Si, certo: l’autore è un tale Mannelli e chiedo venia per l’uso dell’aggettivo indefinito ma la mia abissale – per quanto, in questo caso, beata – ignoranza mi pregiudica la conoscenza del caricaturista. Spero solo che almeno la battuta(?) non sia farina del suo sacco, altrimenti avrei seri dubbi sulla qualità della lavorazione eseguita dalla propria macina intellettuale.

Vedete, qui non si tratta di essere degli ottusi berlusconiani privi di qualunque senso dell’ironia. Anche perché, chi scrive, tiene nella sua libreria, tra i testi più seri, perfino qualche libello faceto dove sono snocciolate un bel po’ di storielle divertenti sul Cav. E si leggono che è un piacere, vorrei vedere. Di più: provo ad azzardare che verrebbero apprezzate finanche ad Arcore. Però, intendiamoci: li si ride, qui invece nemmeno si piange ma si rimane un bel po’ basiti. Per non dire sgomenti. Un maiale affibbiato “giusto per”, converrete, è un’offesa non da poco. Per meglio dire: la definizione consente di far affiorare un concentrato di odio, supponenza, noncuranza verso la sensibilità altrui e di schifo malcelato che dalle parti del Fatto, e non solo, è pietanza quotidiana. Verso Lui, verso me e nei confronti di molti di voi che state leggendo.

Eppure stamane non un’alzata di penna da parte di chicchessia: le vestali del giornalismo puritano, ad esempio, sempre pronte a fustigare le ” prime” di Libero per titoli impregnati di luoghi comuni e modi di dire popolari non hanno proferito verbo. Nulla. Come quella volta che il Manifesto diede del cane a Ratzinger. Come tutte le volte che Vauro ama sottolineare, con garbo sinistro, i difetti fisici delle sue vittime. E quindi dare del maiale al Cav è fisiologico. Tanto cosa volete che sia un porco. Tutt’al più potrebbe esserci il rischio di offendere i musulmani. Ma solo loro, figuriamoci.