Gran bucato di Toscana

Di Luca Proietti Scorsoni.

Poi uno, alla fine, la domanda se la pone, inevitabilmente. Perché la curiosità di sapere qual è effettivamente il lascito delle leopolde passate alla fine ti prende. Del resto si, d’accordo, la cura pressoché artigianale delle scenografie, poi quel tocco teatrale che impregna l’intero svolgimento del canovaccio renziano, mettiamoci pure la semantica, dai: accattivante quel che basta, apparentemente eretica ma di fatto occhieggiante ad un neoconformismo oscillante tra il pop style e il socialismo classico seppur rivisto da un leggero maquillage. Ecco, va bene tutto, per carità, però alla fine, ripeto: cosa rimane?

Da questi eventi che si collocano a metà tra l’avanspettacolo e le vecchie assemblee programmatiche si produce qualche idea capace di attecchire generando frutti concettualmente nutrienti? E, tanto per rimanere in ambito arboreo: un seme intellettuale fecondo, uno spunto, un guizzo, magari un’dea, che sia una, capace di innestarsi nella concretezza progettuale del PD è possibile rintracciarlo? A dirla tutta diviene difficile cogliere il senso dei ripetuti peana verso le molteplici esperienze liberal se poi alla lode blairiana ha fatto seguito solamente la mancia dei bonus e ai ricami retorici obamiani è sopraggiunto un disegno di riforma istituzionale, in cui la pervasività statuale nella società sembrava ispirarsi ad altri richiami democratici d’oltreoceano, qualcosa tipo la “great society” di Johnson o roba simile. Ma tant’è.

In sostanza la kermesse renziana, giunta ormai all’ennesima edizione, appare aver assimilato ogni singolo connotato del luogo che finora l’ha ospitata, dandole perfino il nome: in pratica si tratta di una visione di cambiamento dove, proprio come in una stazione ferroviaria dismessa, si rimane ad attendere un altro convoglio che mai passerà, alimentando nei passeggeri in attesa non solo ulteriori rimpianti, per non essere stati in grado di innestare del sano “newlabourismo” nella storia della sinistra italiana, ma anche continue illusioni per un futuro al fin fine costellato da sogni infranti. Il giglio magico voleva essere all’avanguardia dei tempi, invece era solo in ritardo con la storia. Un ritardo che non ha più saputo colmare.