Libano al centro di un terremoto geopolitico

Di Vanessa Combattelli

In Libano si sta verificando un vero e proprio terremoto geopolitico, adesso è lecito chiedersi chi siano le pedine e chi i giocatori, seppur la domanda risulta semplicemente retorica.
Saad Hariri ha acceso la miccia sorprendendo l’intera nazione dichiarando le sue dimissioni da primo ministro libanese, attestazione avvenuta mentre era ospite del principe saudita Mohammed Bin Salman.
Ed è stato proprio lo scalpore e la fretta di cui queste dimissioni si sono caratterizzate ad aver messo all’allerta il governo libanese.
La risposta da parte delle istituzioni in Libano non ha trovato mezze misure:  Michel Aoun, il presidente della repubblica, ha tanto vero dichiarato che rifiuta le dimissioni di Hariri, accusando esplicitamente l’Arabia Saudita di esercitare delle vere e proprie pressioni nei confronti del primo ministro.
Non è il solo a sostenerlo, alcuni osservatori hanno infatti sottolineato che il premier libanese durante il suo annuncio appariva stanco e abbattuto, analizzandone soprattutto la figura e il linguaggio del corpo, a detta di molti “informale” e “a disagio”.
Nel paese ha fatto presto a diffondersi la voce di una possibile prigionia di Hariri per mano dei sauditi, tanto è vero che sui muri di Beirut sono presenti foto e scritte che affermano “Siamo tutti Saad”.
Nel frattempo Emmanuel Macron non ha perso tempo: determinato a mantenere un protagonismo francese in Medio Oriente ha pensato bene di intervenire quanto prima.
Ha invitato infatti Hariri e la sua famiglia in Francia, l’annuncio è arrivato dopo un lungo colloquio con il principe saudita Mohamad bin Salman.
Ma il Presidente della Repubblica francese ha voluto chiarire subito a scanso di equivoci: “Non un esilio, ma solo una trasferta temporanea, prima di rientrare in Libano.”
Inoltre anche da Mosca sono definite le posizioni, infatti la portavoce del ministero degli esteri, Maria Zakharova, ha riferito che la Russia “sostiene con forza la sovranità, l’indipendenza e l’integrità territoriale di questo paese amico“.
Naturalmente, in mezzo a tutte queste dichiarazioni, non poteva mancare quella del premier dimissionario il quale sembra intenzionato a rilassare gli animi tesi.
Ha così promesso che tornerà presto a Beirut lanciando un duro appello contro le “interferenze iraniane.”
“Sto valutando con gli apparati dello Stato – rende noto – la situazione della sicurezza. Io voglio proteggere tutti i libanesi, sunniti, sciiti, drusi, cristiani, ma per farlo devo prima di tutto proteggere me stesso, perché rappresento tutto il Libano” ricordando l’assassinio del padre Rafik, ucciso nel 2005.
Per Hariri il suo è un gesto benefico per il paese, defininendolo addirittura come un necessario “choc positivo”.
C’è da chiedersi quanti veri danni procurerà lo choc Hariri, e soprattutto cosa sta cambiando nel baricentro medio orientale, le pedine sembrano aver fatto la loro mossa, adesso tocca ai giocatori.