Come parla alla “ggente” Berlusconi mai

Di Alessio Postiglione

Loro sono l’impero alla fine della decadenza. Lui il piccolo mondo antico. Loro la molle borghesia delle terrazze romane. Lui la ligia laboriosità meneghina dei “tiempe belle ‘e na vota”. Berlusconi, nella sua intervista da Costanzo, è stato ancora una volta magistrale: il maestro della narrazione e della mitopoiesi. Intimistica, frugale, strapaesana. Nella quale possa identificarsi il Paese reale. E non fa nulla che il cantore di questa epica familistica e rurale sia un tycoon borghese di Milano. La forza del simbolo – da sum balein, unire -, è unire i diversi, la coincidentia oppositorum. Dall’epos all’ethos.

Il fulcro di questa vision è di uno dei passaggi più canzonati dell’intellighenzia, che ancora una volta dimostra di non capire nulla. Allorquando Costanzo gli ha chiesto: “ti manca papà?”. E il Cavaliere, lirico e melodrammatico, ha raccontato dei genitori, delle ceneri raccolte in una urna, attorno alla quale egli ha costruito un altarino con immagini e ricordi, che bacia devotamente ogni giorno. Come nella più umile stamberga del Mezzogiorno magico di De Martino. Dove il Cristianesimo va a braccetto con l’antico culto dei penati. Ma in quale casa semplice, il pensiero non va ai genitori, d’altronde? Anche perché tale sacello dei Lari è subito iscritto nella cornice di un solido cristianesimo di campagna, con il prete che officia ogni domenica la messa per Berlusconi e i suoi cari. Così si scongiura il rischio paganesimo, come nella Napoli del ‘600, quando la Chiesa doveva ancora mediare con il culto delle anime pezzentelle da parte della plebe meridionale.
L’Italia, d’altronde, è il Paese di “Mamma, solo per te la mia canzone vola”, non di “Sympathy for the Devil”.

Mentre i fessi lo perculano, Berlusconi, sulle ceneri dei genitori, è stato fenomenale. Famiglia, Chiesa, amore filiale, strapaese concreto ed emozionale, in cui tanta Italia profonda possa riconoscersi. Perché alla sinistra urbana e decadente dei vernissage promiscui, del poliamore, delle identità liquide, Berlusconi contrappone un piccolo mondo antico e solido.
Con il paradosso – ed è il vero capolavoro di Berlusconi! -, che, mentre la sinistra predica valori liberali e libertini, ma essendo moralista, li pratica poco, oppure li occulta perché la sua anima pauperista le impone di ostentare la berlingueriana “superiorità morale”, il Cavaliere, fra cene eleganti e lettoni di Putin, pratica i piaceri della carne. Eppure, riesce a farsi portavoce dei valori cristiani e della moralità.
Alla sinistra della sodoma pasoliniana, estetizzante e decadente, Berlusconi ha contrapposto un gustoso mondo sporcaccione ispirato all’estetica dei film di Alvaro Vitali, pruderie bocaccesca nella quale, ancora una volta, il popolo possa identificarsi. Senza sensi di colpa, ma ebbri del gusto del peccato, perché – da vero cattolico romano -, lui pecca ma ritorna alla Chiesa; furoreggia con le olgettine per poi ripiegare al focolare in cui Francesca Pascale sveste i panni della soubrette sensuale per vestire quelli di una mater dolorosa e pia.

Berlusconi non è l’uomo che ha distrutto la famiglia che aveva con Veronica Lario. È l’uomo che la rilancia. Perché ne ha ricostruito un’altra, affermando il primato della famiglia oltre le difficoltà della mondanità. Mentre la sinistra vuole andare oltre la famiglia tradizionale, senza praticare i vizi della carne, Berlusconi indulge nei vizi, si pente, e reitera la sua adesione alla tradizione. Delitto e castigo. E redenzione. È in questo storytelling – tradizionale e cattolico, perché “umano, troppo umano”, Berlusconi è peccatore come tutti noi -, che risiede la sua potentissima macchina ideologica. Capace realmente di creare un senso di identificazione con la pancia del Paese, pure se le sue condizioni materiali attestano la sua appartenenza al vertice della piramide sociale.

La differenza con la sinistra è qua. La sinistra è sociologicamente base che teorizza un’intellettualistica cultura d’élites, nella quale il paese reale non si riconosce. Berlusconi è il vertice della piramide sociale, ma rappresenta ideologicamente una cultura popolare nella quale l’Italia si identifica. Chiesa e pruderie. Moglie/madre di famiglia, e amanti licenziose. Perché nel cattolicesimo berlusconiano c’è peccato e redenzione, non come nella sinistra calvinista che nulla ti perdona. Conservatorismo compassionevole e capitalismo dal volto umano Vs etica protestante del capitalismo da sinistra liberista.
Berlusconi è valori, famiglia, tradizione, sentimenti spontanei che la sinistra cocciutamente taccia di ideologia. Resistere al suo ritorno politico non sarà facile per i suoi avversari.