Russia-Arabia Saudita: incontro fra due superpotenze

Di Anita Porta, studentessa SciencesPo

All’inizio di ottobre, il re dell’Arabia Saudita Salman ha portato a termine una visita storica a Mosca, la prima da quando i rapporti diplomatici fra la Russia e la monarchia saudita sono stati ristabiliti nel 1992.

Negli ultimi anni, diversi cambiamenti nello scenario mediorientale hanno portato le due potenze verso un riavvicinamento. Innanzitutto, con il ridimensionamento della presenza americana nell’area, l’Arabia Saudita è in cerca di un nuovo potente alleato che possa aiutarla a difendere i propri interessi attraverso un supporto diplomatico e militare. In questo contesto, l’ostacolo più grande è posto dal rapporto privilegiato che la Russia intrattiene con l’Iran, in particolare sullo scacchiere siriano, dove il regime di Bashar al-Assad sta progressivamente recuperando terreno contro le forze ribelli supportate dalla monarchia saudita. Tuttavia, fino ad ora questo elemento non si è rivelato un ostacolo decisivo nelle relazioni Russia – Arabia Saudita. Al contrario, il Ministro del Petrolio saudita Khalid al-Falih ha dichiarato, in occasione dell’apertura della Russian Energy Week a Mosca, che le visioni dei due Paesi riguardo alla regione mediorientale non sono mai state allineate al 100%, ma, specialmente in Siria, “il dialogo ha contribuito a diminuire le divergenze”.

Piuttosto che su una riprogettazione dello scenario mediorientale, l’incontro diplomatico è sembrato essere incentrato su altre priorità, più circoscritte e, al momento, più stringenti: nello specifico, la cooperazione nel settore energetico,, con lo scopo di portare il mercato mondiale del petrolio verso un ribilanciamento e ottenere un prezzo per l ’ooro nero più compatibile con i budget statali dei due Paesi. Da dicembre 2016, i paesi Opec, la Russia e altri produttori minori hanno firmato un accordo storico per ridurre il rilascio di petrolio sul mercato mondiale d i 1,8 milioni di barili al giorno. Tale accordo ha già permesso di far risalire il prezzo del petrolio oltre i 50 dollari al barile, ma i Paesi Opec hanno un obiettivo più ambizioso, quello dei 60 dollari al barile. L’Arabia Saudita, in particolare, vorrebbe far salire il prezzo del petrolio il più possibile entro il 2018, in vista dell’offerta pubblica iniziale sul gigante petrolifero nazionale Saudi Aramco.

Dall’incontro fra il Presidente Russo e il monarca saudita è emerso chiaramente che l’accordo rimarrà in vigore. Si discutono anche possibili estensioni a livello sia di quantità che di tempistiche , ma su questi temi ci sono già più dubbi. Per quanto riguarda le quantità , nonostante entrambi i Paesi abbi ano già eseguito tagli oltre il livello richiesto, l’Arabia Saudita ha annunciato di voler ulteriormente diminuire le proprie esportazioni di petrolio per il mese successivo di 560.000 barili al giorno. Non è chiaro se la Russia, da parte sua, sia pronta ad intraprendere tagli altrettanto drastici. Il ministro dell’energia Alexander Novak si è limitato a dichiarare che la Russia “Intraprenderà qualsiasi misura sia necessaria per ottenere un ribilanciamento del mercato”, senza fornire delle cifre specifiche.

Riguardo invece ad un prolungamento dell’accordo, il Presidente russo Vladimir Putin non ha escluso l’ipotesi di un’estensione oltre marzo 2018, nel caso il mercato del petrolio non si ancora bilanciato entro quella data. D’altro canto, il presidente della compagnia Lukoil Vagit Akekperov avrebbe dichiarato che il prolungamento dell’accordo non avrebbe senso nel caso in cui il prezzo del petrolio raggiungesse nuovamente i 60 dollari al barile.

Un altro importante risultato della visita del monarca saudita sono gli accordi commerciali multimiliardari che sono stati stipulati. In particolare, l’Arabia Saudita ha pianificato un investimento per un valore di 10 miliardi tramite una piattaforma comune del Fondo per Investimenti Diretti Esteri russo e il Fondo per Investimenti Pubblici saudita. Di questi investimenti, il 10% dovrebbe essere dedicato allo sviluppo tecnologico, e un ulteriore 10% al setto re petrolifero e petrolchimico. In particolare Gazprom Neft, la compagnia sussidiaria di Gazprom che si occupa della produzione petrolifera, ha firmato un memorandum di intesa con Saudi Aramco sulla cooperazione tecnologica, che potenzialmente include lo sviluppo congiunto di giacimenti di petrolio e gas. Secondo quanto dichiarato dal CEO di Aramco Amin Nasser, il gas naturale liquefatto (GNL) è una delle aree di cooperazione attualmente in via di esplorazione con i partner russi.
In prospettiva, il GNL proveniente dai giacimenti russi nell’Artico potrebbe divenire parte delle forniture di gas per Aramco.