Cara Giorgia ti scrivo

Di Mirko Giordani

Cara Giorgia ti scrivo,

so che ti piace il concetto di patria, so che convincerti sarà roba difficile: voi di destra-destra avete idee forti, ben radicate ed antiche. Tu rifiuti il concetto di piccole patrie, sei attaccata allo stato come lo vedevano i nostri bisnonni nell’800. Ma i tempi sono cambiati, e dovresti rendertene conto. Il mondo, volenti o nolenti, corre e corre veramente ad una velocità forsennata, e quando tu dici che l’antidoto contro le multinazionali, le banche, le lobby, la grande finanza e chi più ne ha più metta si chiama “Stato-nazione”, forse hai la memoria corta. Ti ricordi, cara Giorgia, cosa fecero i mercati nei confronti del nostro paese nel 2011? Pensi forse che un parlamento romano o Palazzo Chigi sia in grado di fermare forze individuali che si avventano contro una preda debole e malconcia?

Ci hanno preso di mira e ci hanno fatto a pezzi, un po’ per collaborazionismo di alcuni politici nostrani, un po’ per la debolezza politica ed economica del nostro amato paese. E succederà lo stesso, se non prenderemo rapide contromisure, con la fine QE di Mario Draghi (da te tanto odiato ma che ci sta tenendo penosamente a galla, comprando nostri titoli di Stato).

Siccome una guerra all’ultimo sangue contro il mercato la perderemo al 100%, allora vale la pena capirlo il mercato, capire come mitigare gli effetti drammatici della globalizzazione, come approfittare delle opportunità che la mobilità dei capitali crea. Allora ben venga una sana competizione fiscale tra territori, ben venga una spinta all’ammodernamento, alla proiezione internazionale delle nostre piccole e medie imprese per catturare mercati lucrativi. Ben venga che non solo la Lombardia ed il Veneto, ma anche altre regioni possano avere più autonomia e più responsabilità di fronte agli elettori. Perchè se spendi i tuoi soldi e li spendi male, meriti di essere punito dai tuoi elettori.

Invece no Giorgia, te sei attaccata alla Nazione, allo Stato che regola e che decide al posto dei liberi cittadini. Io ho il tricolore nel terrazzo, ed anche se temporaneamente studio a Londra, ovunque vada sarò sempre e comunque un italiano che parla un inglese con l’accento del mio territorio. Non sono meno patriota di te, non sono meno attaccato di te ai miei fratelli e sorelle italiani, soprattutto a quelli che emigrano. Sono solo meno ideologico di te. Ripensaci Giorgia.