Dalla paella alla brace

Di Leonardo Rossi

Lasciando da parte, per un attimo, le disquisizioni sul valore delle leggi in opposizione a quelle sulla libertà dei popoli, che appartengono ad un piano pre-politico e rimandano inesorabilmente all’eterno scontro tra giusnaturalisti e giuspositivisti, disquisizioni alle quali, non lo si può negare, anche chi vi scrive ha portato un pur piccolo contributo – ça va sans dire-giusnaturalista, proviamo a portare la questione su un piano politico se non addirittura pragmatico. Proviamo, in questa circostanza, a utilizzare come mezzo valutativo solo e soltanto l’utilitarismo, anche se le dimensioni pre-politica prima ed emotiva poi non possono essere
esautorate così facilmente.
Chiudiamo in un cassetto, che cercherà continuamente di aprirsi, tutte le nostre domande (e risposte, opposte a seconda della categoria di chi giudica) circa la legittimità del referendum
catalano, circa l’eventuale diritto di auto-determinazione, circa il valore- in fin dei conti- delle carte costituzionali, ovvero la perennità di queste o la necessità che queste si adeguino alla storia, che va avanti e non sta certo ad aspettarle.

Adesso cosa rimane? Rimane il tentativo spagnolo di salvare l’unità nazionale. Di nuovo, non chiediamoci se e come questo tentativo sia a priori legittimo, buono, sbagliato, sacrosanto, inopportuno. Valutiamo la prassi, l’azione, cioè in che cos’è, al momento, consistito questo tentativo goffo di salvare l’unità nazionale. La pessima gestione del governo Rajoy, le manganellate su gente inerme che pacificamente stava in fila per inserire un pezzo di carta in
un’urna (che il voto fosse o non fosse valido), il discorso – tardivo e sciocco- del re Felipe. Proprio il re potrebbe aggiungere, dopo il suo discorso alla nazione, ai suoi innumerevoli titoli anche quello, che ben lo rappresenta, di Tafazzi. Rajoy lo stesso.

Hanno rinunciato alla politica per mostrare muscoli ai muscoli catalani: che idiozia. A Madrid sapevano bene che, nella prassi, i catalani non sarebbero mai riusciti nel tentativo di secessione
innanzitutto per le tante difficoltà interne alla Catalogna, difficoltà interne che era possibile superare solo con un’azione suicida di Madrid. E ovviamente hanno scelto la via del suicidio. Se secessione sarà, lo sarà non tanto per l’iniziale spinta e volontà catalana, per il loro moto di popolo e il loro mito nazionale, bensì lo sarà grazie all’atteggiamento di Madrid, alla sua azione suicida, aperta da Rajoy, proseguita con la Guardia Civil e confezionata da Felipe Borbone.
Non saranno il mito, le tradizioni, la voglia di indipendenza catalani a fare o non fare la secessione: sarà l’atteggiamento spagnolo a convincerli a non farla o a costringerli a farla. Convincerli – va ripetuto- a non farla o costringerli a farla.

Provando, come stanno facendo, a costringerli a non farla, rinunciando dunque all’arma politica della persuasione e della contrattazione, del compromesso e del dialogo, stanno , invece ,
soltanto spingendo anche i più moderati tra i catalani a simpatizzare con la causa separatista. Ogni pugno che Re Tafazzi di Borbone tira sulla scrivania è un pugno che arriva sulla sua faccia e sulla faccia della Spagna. La Catalunya ringrazia e sta a guardare.