Per salvare la democrazia, a Licata serve una dittatura

Da La Gironda, di Leonardo Rossi

E’ marcia, putrefatta, pericolosa la democrazia a Licata. Il sindaco, che già vive sotto scorta dopo aver ricevuto minacce, intimidazioni e aver visto prender fuoco per due volte la sua abitazione, è stato sfiduciato dal Consiglio Comunale. E’ la democrazia, bellezze. E’ il democratico malaffare intrallazzatore che in estate caccia Angelo Cambiano, un professore di matematica prestato alla politica, che non ha voluto chinare la testa di fronte ad un’illegalità diffusa. Si è battuto, anche dopo le minacce di morte, contro l’abusivismo edilizio, in un paese i cui cittadini sembrano essere più sollevati che indignati per la sua cacciata. E per questo è un paese che, almeno al momento, non merita di godere della democrazia, perché lì a rischio non è solo il senso di legalità. Serve il pugno di ferro, serve un commissariamento quantomeno decennale, che non risponda affatto a logiche di fiducia della maggioranza. Di una maggioranza corrotta e delinquente. Ho la più alta considerazione e il più grande rispetto per il potere democratico, ma il malaffare per quanto democraticamente diffuso possa essere, non è democrazia. E’  malaffare.