Mese: settembre 2017

Il Kapo è andato KO

Di Luca Proietti Scorsoni

A quanto pare sul Bundenstag da stanotte batterà bandiera giamaicana considerando che, al momento, la compatibilità programmatica più probabile è quella formata dalla coalizione tra CDU/CSU, Verdi e Liberali, la cui proiezione cromatica risulta essere similare alla gamma di colori impressa sul vessillo caraibico. La Merkel, dal canto suo, seppur indebolita rimane pur sempre il leader più votato in Germania, e non solo, da circa un ventennio. Roba che, facendo gli opportuni parallelismi, nemmeno la Thatcher.

D’altra parte, invece, il rientro in parlamento dei fautori di una riduzione delle prerogative statuali non può che allietare le speranze di molti individualisti, quorum ego. FDP, nell’idioma teutonico, è un acronimo capace di condensare in poche lettere un bel corollario di intenti, per giunta tutti convergenti verso un forte sostegno ai valori del liberismo. E questo, nel Paese fautore dell’economia “sociale” di mercato e dove in passato la socialdemocrazia venne pienamente assimilata da un ampio strato della società, non può che comportare una bella dose di cambiamento nei confronti di un certo “status quo” inteso sia in termini di regole che di prassi. Ergo, uno scenario che dalle nostre parti viene inevitabilmente osservato con una qualche punta d’invidia malcelata. Del resto c’è da capirlo: ammirare la vicina risurrezione di un partito liberale quando da noi non solo manca un movimento libertario, ma è perfino difficile riversare del sano liberalismo nei partiti presistenti, è una frustrazione non da poco.

Alla destra radicale va ascritta l’ascesa al cielo della gloria elettorale ma, immagino, non per questo in Germania ora torneranno a mettere sotto il mattone le copie del Mein Kampf o si andranno ad elaborare espedienti legislativi di censura nei confronti di suggestioni eretiche e ideologie aberranti: a quelle latitudini la forza della riflessione risulta essere molto più forte rispetto alla debolezza dell’oppressione. Infine abbiamo Schulz, esponente di un socialismo ormai ampiamente diluito in un qualcosa politicamente difficile da interpretare, che ha subito un considerevole arretramento nei consensi dopo la sostanziale inazione perpetrata negli anni della Grosse Koalition. E così il candidato della SPD potrà tranquillamente tornare nel suo naturale e fisiologico anonimato, interrotto solamente dallo scivolone del Cav in quel semestre europeo a trazione italiana.
Schulz rimarrà nella storia come vittima di una battuta grossolana. Un po’ poco per chi si era illuso di guidare una locomotiva.

Per salvare la democrazia, a Licata serve una dittatura

Da La Gironda, di Leonardo Rossi

E’ marcia, putrefatta, pericolosa la democrazia a Licata. Il sindaco, che già vive sotto scorta dopo aver ricevuto minacce, intimidazioni e aver visto prender fuoco per due volte la sua abitazione, è stato sfiduciato dal Consiglio Comunale. E’ la democrazia, bellezze. E’ il democratico malaffare intrallazzatore che in estate caccia Angelo Cambiano, un professore di matematica prestato alla politica, che non ha voluto chinare la testa di fronte ad un’illegalità diffusa. Si è battuto, anche dopo le minacce di morte, contro l’abusivismo edilizio, in un paese i cui cittadini sembrano essere più sollevati che indignati per la sua cacciata. E per questo è un paese che, almeno al momento, non merita di godere della democrazia, perché lì a rischio non è solo il senso di legalità. Serve il pugno di ferro, serve un commissariamento quantomeno decennale, che non risponda affatto a logiche di fiducia della maggioranza. Di una maggioranza corrotta e delinquente. Ho la più alta considerazione e il più grande rispetto per il potere democratico, ma il malaffare per quanto democraticamente diffuso possa essere, non è democrazia. E’  malaffare.