Nocilia

Di Luca Proietti Scorsoni

Musumeci, dunque. E allora che dire? Habemus Papam. Finalmente! In queste ultime settimane abbiamo potuto osservare all’opera abili strateghi elettorali ed altrettanto validi esperti di tattica partitica però, ecco, solo questo. Nel senso che qualcosa è mancato. Qualcosa di molto importante. Tipo un po’ di chiarezza su quel che si vorrebbe realizzare in caso di vittoria alle urne. I comuni mortali parlerebbero di una programma elettorale ma qui si tratta di altro ancora. In altre parole: una visione a lungo raggio su come intendere un cambiamento radicale, ormai non più rinviabile, dell’attuale “status quo”. Per intenderci: in Sicilia non è tanto la cronica indecisione politica di Alfano a pesare, come si potrebbe intuire leggendo le cronache di qualche resoconto giornalistico, quanto una situazione istituzionale oltreché finanziaria letteralmente imbarazzante. Altrimenti il rischio è quello di scimmiottare il compare di Johnny Stecchino quando sosteneva che il traffico era l’incubo peggiore dei siciliani. Non scherziamo. Qualche riga sopra ho parlato di un contesto “imbarazzante” non a caso. Tanto per rendere chiaro il contesto del quale sto parlando: lo scorso febbraio, l’amministratore unico di Riscossione Sicilia – il che fa presumere che non si tratti di un autore di “fake news” – ha dichiarato, dinnanzi alla Commissione parlamentare Antimafia, come in Sicilia vi sia stata un’evasione fiscale pari a circa 52 (52!) miliardi di euro nell’ultimo decennio. Se poi a tale voragine aggiungiamo lo stato debitorio, il numero abnorme di assistiti – tra cui i mitici forestali – e un fenomeno mafioso che, nonostante sia stato pressoché debellato in termini militari, ha ancora una indubbia tenuta nel tessuto socio-economico della Regione, allora si che le tinte fosche del quadro isolano si fanno scurissime. Ebbene, a fronte di ciò, è eccessiva la pretesa di sentire una-parola-una su come affrontare, in maniera possibilmente risolutiva, la “missione” trinacria? Al momento siamo venuti a conoscenza dei dubbi amletici dell’area popolare, della risurrezione dell’ex governatore Lombardo e dello stesso Musumeci ormai candidato presidente di professione. Va bene tutto, ci mancherebbe, ma ora basta: è giusto sapere se il ruolo agognato all’interno di Palazzo D’Orleans è quello di becchino o di chirurgo rianimatore.