Mese: marzo 2017

Cosa deve fare il centrodestra? Qualche appunto

Di Mirko Giordani

Capire cosa voglia dire “centrodestra” di questi tempi è missione difficile. Avventurarsi in sofismi e paroloni non aiuta, scomodare i grandi del passato ancora meno. Serve un’analisi profonda del presente e una visione per il futuro, stop. Se si continua a perder tempo dietro parole d’ordine ormai vecchie, ci si immerge solo in dolci ricordi senza cambiare il presente.

Senza troppi intellettualismi,il dramma del presente è una globalizzazione che spinge verso l’alto chi ha le possibilità e fa sprofondare chi non le ha. E’ realtà, è vita di tutti i giorni. Chi può permettersi di viaggiare negli hub mondiali dell’innovazione, di accedere alla conoscenza e di studiare nelle migliori università, farà carriera. Chi invece non avrà la possibilità di fare tutto ciò, rimane tagliato fuori dal futuro. Out.

Se non si capisce che oggi il problema è questo, non si troveranno mai le soluzioni. La globalizzazione è un fatto che esiste, che ha cambiato  le nostre vite e le cambierà nel futuro. Può la politica può fermare la globalizzazione? No, ma può governarla, permettere a chi oggi rimane schiacciato di avere una possibilità, aiutare chi è rimasto fatalmente indietro.

La sinistra ormai ha le armi spuntate: il suo elettorato di riferimento si è spostato verso i cosiddetti “populismi”, e ciò che è rimasto loro è solo quella classe di radical chic rappresentatiti di piccoli circoli autoreferenziali. I populismi, che hanno aiutato la politica a svegliarsi dal suo sonno, non danno risposte concrete e giocano sulla pelle e sulle paure dei cittadini. Hanno centrato il problema, ma la diagnosi che propongono è totalmente sballata.

Il centrodestra, senza piegarsi a centrismi estenuanti e fallimentari, deve affrontare i problemi odierni con pragmatismo e senso di realtà. Il terrorismo, la povertà diffusa, gli sconfitti della globalizzazione, la disoccupazione, la deindustrializzazione e l’immigrazione incontrollata sono problemi pressanti, ma vanno affrontati con senso di realtà. Il centrodestra non serve solo come megafono del popolo, deve ascoltare e governare quel sentimento di rivalsa. Bisogna dare un calcio al politicamente corretto e dire che queste problematiche sono reali e non frutto di qualche manipolazione propagandistica.

Infine, un centrodestra sano non fugge, non si rinchiude su se stesso, ma accetta le sfide che il mondo pone. Parole come protezionismo o autarchia appartengono ad un passato fatto di povertà e stenti: oggi serve coraggio di dire che il commercio internazionale, con regole ferree e senza concorrenza sleale, è una manna per le nostre imprese esportatrici.

Il centrodestra, o repubblicani in USA, o conservatori in GB, è l’unica forza politica che può veramente porsi da guida in questo decennio così complesso. I conflitti interni di piccolo cabotaggio vanno superati, bisogna iniziare a guardare in faccia i cittadini italiani e dir loro chiaramente: noi vi guideremo, dateci fiducia.